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con il supporto della commissione europea EACEA - Programma Grundvig

Dublino 14/17 aprile 2013

Pace Project Italy

 
 

Resoconto della partecipante Valeria Iacampo

Dublino, fatta di legno, luci e Guinness. Abbiamo girato tanto senza mai fermarci: tre libere turiste pericolose e il loro principe dalle tante risorse. Spaesata, non sapevo cosa aspettarmi, era tutto un carpe diem. Il primo incontro col gruppo di lavoro è avvenuto all'Art Centre, dove abbiamo avuto modo di socializzare col Portogallo, l'Irlanda, la Germania, la Francia e la Svezia. Io, Italia, sentivo addosso il peso di questo nome.
Mi piaceva parlare, ma soprattutto Ascoltare gli altri, le loro vicissitudini, il modo di vivere la crisi. Di sentirla o no. Scoprivo il teatro negli occhi di alcuni, analizzavo i punti di vista di altri, curiosavo.
Il secondo giorno abbiamo incontrato le altre nazioni sedute al tavolo di un ristorante Giapponese. Sintomatico, no? l'oriente è sempre più presente nelle nostre vite.
Il terzo giorno Dio separa il mare dalla terra ferma e crea il regno vegetale, quindi siamo stati accolti in una sala con una meravigliosa vetrata che ci separava dal resto del mondo.
Chosè (o come lo chiamava Antonella: Quan), l'organizzatore dell'incontro, ha dato il via a un dibattito sulla crisi, che è degenerato in un simpatico gioco senza frontiere. Yess o no? mattone su mattone il gioco è stato da noi creato giocando. Partendo tutti dal centro, alle domande precedentemente stabilite, bisognava esprimere il proprio assenso o dissenso spostandosi a destra se "no" e a sinistra se "si". Naturalmente gli indecisi restavano al centro. Poi qualcuno doveva giustificare la propria scelta e rappresentare la squadra, cercando di essere il più persuasivo possibile. Se cambiavi idea potevi passare nella squadra avversaria.
Domande e risposte spesso erano di una banalità unica, tanto che era impossibile non lasciarsi sfuggire un sorriso qua e là, e qualche complice "constatazione". Vero Tom? Ma è interessante analizzare il gioco come specchio di realtà differenti, e tuttavia identiche: per quanto le risposte dei vari paesi fossero influenzate dalle proprie esperienze socio-politiche, il modo in cui si affrontava il gioco era il medesimo il ché annullava tutte le differenze. Ciascuno lottava per le proprie idee, disposto però a cambiare opinione se capiva di non essere indubbio. Era un "uno contro tutti". Ma non poteva esserci una vera competizione perché le squadre cambiavano ad ogni risposta; prima ti ritrovavi a litigare contro qualcuno e dopo lo trovavi in squadra con te. Le risate, gli sguardi, i commenti… mondi diversi, tutti lo stesso.
L'ospite che ci ha fatto visita al primo meeting è una donna che ha rinunciato a tutto avendo la possibilità di scegliere: una senzatetto con la carta di credito che ha fatto della sua vita l'esempio eccessivo di una scelta esemplare. Non condivideva il sistema, e invece di subire passivamente le regole imposteci da altri, si è fatta le sue. Libero arbitrio. Sceglie una vita scomoda da donna Libera. Cittadina del suo pensiero, ammirevole? Come San Francesco ha creato uno spettacolo su queste rinunce. Ma non era stata una scelta artistica la sua: di vita. Mentre parlava mi domandavo cosa le fosse successo di tanto grave da portarla "borderline". Una presenza curiosa, dagli occhi stanchi e una tragicomica risata fugace, sommario delle sue rinunce.
Il secondo ospite, al quale la nostra Bianca ha rubato il cuore, non è stato meno stravagante del primo. Un ragazzo che ha messo in scena i suoi pensieri più intimi, elaborati durante un periodo di depressione. Qualche attore e una chitarra lo accompagnavano sul palco. "La crisi non esiste" diceva Dylan, "è tutto un problema di "distribuzione" dall'alto". I soldi sono stati amministrati male, e per farci accettare l'errore ci tengono a bada parlando di CRISI. Un ragionamento interessante.
Ma come si può conoscere la verità? Non si può. Questo e altri mille pensieri hanno accompagnato la nostra "vacanza" Dublinese. Con tutto quel ridere e masticare riflessioni è stata una meravigliosa esperienza di vita.