partner italiano

con il supporto della commissione europea EACEA - Programma Grundvig

Dublino 14/17 aprile 2013

Pace Project Italy

 
 

Resoconto della partecipante Antonella Britti

Appena giunte a Dublino ,sabato 13 aprile, io e le altre due ragazze partecipanti del Pace Project dall' Italia ,ci siamo dirette al Project Center, spazio accogliente e pulsante di attività. Abbiamo incontrato il nostro coordinatore regista Tomaso Tellung che ci ha introdotte ad una parte del gruppo di partner europei.Siamo quindi state all' Abbey Theatre per assistere allo spettacolo "Drum Belly" diretto da Sean Holmes con una compagnia di giovani e più avanzati attori irlandesi strepitosi.
Un testo divertente, pulp, a tratti splutter, una storia di connivenza criminale tra una gang irlandese e Mafia italiana ambientata tra le tese strade di Brooklyn.
Una recitazione cinematografica ed iperespressiva allo stesso tempo; attori dai volti-maschera pronti a raccontare anche nell'immobilità e in situazioni parossistiche, tra panini enormi ingurgitati in proscenio, stacchetti coreografici di gruppo con le musiche diegetiche del Jukebox e la telecronaca dell'allunaggio con sullo sfondo un pestaggio svogliato inflitto ad un traditore del clun.
Che dire come ben venuto a Dublino sono rimasta elettrizzata, incantata da scelte forti ed un'interpretazione brillante.
La domenica c'è stato un primo meeting informale per familiarizzare con il gruppo che l'indomani si sarebbe riunito per affrontare e dibattere le diverse tematiche inerenti al rapporto Teatro- Crisi in Europa.
E' stato interessante osservare le diverse sfumature, percezioni, influenze che la Crisi Economica provoca nei differenti contesti nazionali all'interno della Comunità Europea, le diverse visioni e reazioni di fronte all'innegabile impatto della Crisi sul mondo dell'Arte, della Performance.
Partendo dalla Crisi come fatto condiviso come può la pratica dei Performers rendersi rilevante?
Con questo quesito si è aperta la prima sessione di indagine comune lunedì mattina, tenuta dal responsabile del Pace Project irlandese, giovane regista e organizzatore cileno.
Si sono presi in esame i cambiamenti Etici ed Estetici.
Il Teatro come Life in Act, un atto partecipativo in tempo reale in cui i corpi sono connessi con ciò che accade.
Un ulteriore spunto di analisi è stata la problematica della Rappresentazione Scenica della Crisi, la difficoltà e sfida di fotografare e riprodurre qualcosa nel momento in cui accade.
Tutto ciò conduce alla RICERCA DI NUOVI LINGUAGGI PERFORMATIVI, NUOVI PROCESSI CREATIVI, trovare nuovi NOMI x raccontare la realtà.
Jorge ha poi introdotto un ospite, un'artista irlandese che ha fatto della sua vita un percorso di rinuncia estrema e di avvicinamento all'esperienza degli homeless, partendo dal principio che:
"SE UNA SOLA PERSONA NELLA SOCIETA' MUORE DI FAME IL SISTEMA HA FALLITO".
Ha fatto della performance un rituale per raccontare il suo vissuto, ha scelto di camminare nel mondo libera da costrizioni materiali e legami superflui.
Ha letto nella Crisi una POSSIBILITA' di avvicinamento per le persone.
La performance può avere finalità sia artistiche che militanti.
Dopo l'intervento dell'ospite si è aperto un dibattito su temi relativi al valore e l'incidenza dell'esperienza personale nella creazione artistica:
-Cosa ci si aspetta da una Performance?
-Quali i suoi confini?
-Come si possono smuovere le menti e intrattenere allo stesso tempo?
* Sono importanti i CONFINI TRA PERFORMANCE E REALTA'?
* Può il teatro in contesto di Crisi provocare una risposta?
* Si può influenzare senza imporre?
Il Teatro in realtà non può risolvere o produrre risposte concrete quanto raccontare la Crisi , studiarla, per suscitare poi nuove riflessioni ed elaborazioni.Sebbene l'obiettivo del regista francese Bruno, che metterà in scena "The power of yes" ,sia offrire un' ANSWER rispetto al critico momento storico sociale che stiamo attraversando.
Il giorno successivo l'incontro si è aperto con la testimonianza di Dylan, artista performer irlandese, che indaga il RAPPORTO TRA TEATRO E SANITA' MENTALE. Ha preso in esame un archivio di esperienze mediche , prescrizioni, diari, legati al suo periodo di forte depressione che ha guidato ed influenzato la sua creazione artistica, musicale e teatrale.
Ha introdotto l'idea di RECOVERY sia riferita alla malattia mentale che alla Crisi; la malattia mentale è collegata alle condizioni sociali, a loro volta riflesso di una CRISI COLLETTIVA.
Ha avvertito l'urgenza di RICONCEPIRE il modo in cui fare teatro e REIVENTARE la vita stessa. RIDISEGNARE il processo teatrale, partendo dall'abbattimento dell'idea di creare un prodotto. Anche il suo lavoro ha come fonte imprescindibile l'esperienza umana personale, vuole denunciare attraverso l'atto performativo come le analisi mediche, le diagnosi, il modello sanitario, siano falliti, rifiuta le PRESCRIZIONI in ogni campo.
Cerca di formare un NUOVO PROCESSO TEATRALE, un NUOVO PUBBLICO, una NUOVA COMUNITA', partendo da se stessi e riconnettendo etica ed estetica.
Si pone come obiettivo l'accadimento di qualcosa in scena, dal vivo, coinvolgendo le persone presenti in quanto partecipi ed insite nel sistema, in questa epocale crisi di valori e civiltà, e non la precostituita rappresentazione del problema.
Possiamo trovare soluzioni interne od esterne al problema?
Si può connettere l'Autonomia Creativa con la Comunità?
Si può azzerare la dinamica e ripartire?
Quali le difficoltà per articolare un nuovo sistema?
Con questi quesiti partiamo alla ricerca di un ANSWER da condividere.