INCONTRO CON L'ATTORE
 
 
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PROGETTO " INCONTRO CON L'ATTORE"
Responsabile prof .MP Starquit

CONCORSO DELLE MIGLIORI RECENSIONI - RISULTATI

 
Commissione giudicatrice: prof. Riti, Coniglio, Saccucci, Onorati, Manes, Olivi, Tornillo, Lucarini, Ubaldini, Starquit - Esterni: prof. Breazzano, Di Ciccio
"La matematica sentimentale" di e con Pierpaolo Palladino > LEGGI
1 replica per classi del triennio

1 - Giulia Bravetti - 3 A - 331 1° classificata -
2 - Riccardo Scavo - 3A - 329 segnalato
" Pene d'amor perdute" di Shakespeare - Compagnia "Punto Zero" > LEGGI
3 repliche per biennio e triennio

1 - Claudia Chieruzzi - 3D 344 1° classificata
2 - Ilaria De Rossi - "2 G 312 segnalata per biennio

"Confessione di una mente criminale" dal romanzo di Dannilo Pennone > LEGGI
con Alfredo Angelici
1 replica - classi miste biennio e triennio

1 - Aurora Pompei - 4G - 339 1°classificata
2 - Gloria Mariani - 3°A 337 segnalata

Tutte le recensioni consegnate sono raccolte in un volume disponibile, per consultazione, nella hall del Liceo James Joyce

La Matematica sentimentale

Enigmatica come la vita
Chi ha detto che la matematica è pura razionalità, freddo e sterile calcolo e lontana anni luce dal sentimento e dall'emozione?
Mai affermazione fu più limitata.
La matematica è armonia, irrazionalità emozione e sentimento.
Queste sono le conclusioni cui potrà giungere lo spettatore nell'assistere all'ironico, coinvolgente ed intenso monologo La matematica sentimentale scritto ed interpretato da Pierpaolo Palladino.
Lorenzo, uno svogliato e frustrato studente al primo anno della facoltà d'ingegneria, corso di studi intrapreso solo ed esclusivamente per compiacere i desideri paterni, si trova ad affrontare i primi e più temibili esami, le famigerate "Analisi 1" e "Analisi 2".
Stratagemmi, peripezie, rapporti d'interesse ed amicizia instaurati tra i banchi dell'università si al-ternano alla narrazione delle vicende sentimentali del giovane ragazzo. Tutto questo fa però sola-mente da sfondo alla vera storia d'amore che lo travolgerà appassionatamente e sorprendentemente: l'amore per la matematica.
Fondamentale per questo processo d'innamoramento sarà la conoscenza e la nascita di un rapporto di reciproca confidenza ed amicizia col professor Primo, colui che dovrebbe formarlo teoricamente su integrali multipli e serie di Fourier ed invece si rivelerà un vero e proprio maestro di vita per Lo-renzo.
Numerose scene vedono protagoniste una lavagna, una sedia ed un piccolo archivio da dove escono numerosi foglietti che sostengono l'attore nel suo percorso alla ricerca delle emozioni di un povero sfigato figlio di papà costretto ad iscriversi ad ingegneria. Lorenzo sembra sempre più attratto dalla voglia di perdersi in qualsiasi cosa tranne che nell'analisi matematica.
Palladino interpreta tutti i suoi personaggi dando vita ad una storia raccontata nei minimi particola-ri, senza lasciare nulla al caso e all'immaginazione. L'obiettivo del testo è quello di dimostrare che i numeri possono raccontare le palpitazioni, osservare come gli occhi cercano l'anima del mondo, es-sere armoniosi come le note di una canzone.
Anche i bellissimi stacchi musicali ci aiutano ad inquadrare le diverse situazioni. Janis Joplin e Jimi Hendrix sostengono l'inquietudine del ragazzo che rifiuta la, apparentemente, fredda matematica, mentre sono gli U2 a sottolineare la volontà del protagonista di scoprirne le varie sfaccettature.
E' uno spettacolo per chi già ama la matematica, ma anche per coloro che, semplicemente, apprez-zano la commedia d'autore.

Di: Giulia Bravetti
IIILA

1° classificata categoria triennio

Pene d'Amor Perdute
Solitamente l'uomo per criticare si limita a criticare. L'intramontabile Shakespeare, invece, crea un capolavoro. Si tratta di una satira mossa contro chi, alla sua epoca, si dedica allo studio e segue ciò che detta la ragione che tutto può e su tutto vince , sfida il tempo e la sua umanità. Per cosa? Per il fine egoistico della fama ottenuta dalla sua scelta, in modo che resterà qualcosa di lui nel futuro. Ma la luce che cerca la luce, toglie luce alla luce. E la luce dei riflettori cade sul sovrano di Navarra e tre suoi amici mentre, tenendo gli occhi chiusi, compiono il loro giuramento che li terrà tre anni dediti allo studio, lontani dai piaceri terreni, per la ricerca della conoscenza e della gloria.
Ma né la ragione né questa pena autoimposta possono nulla contro la principessa di Francia e le sue amiche, proprio tre, che per delle questioni diplomatiche devono giungere a Navarra, Insieme alla loro impertinenza, alle loro esigenze, alla loro vitalità, alla loro bellezza, al loro fascino, alla loro essenza. Alla loro luce.
La giovane ed imminente compagnia teatrale 'Punto Zero', con le interessanti scelte di regia di Alvaro Piccardi e gli intriganti e pittorici costumi di Giovanna Arena, riporta nel presente questa suggestiva commedia, una delle poche del Cigno dell'Avon. Insieme alla comicità delle equivoche circostanze diverte molto la simpatia dei dialetti italiani e iberici, e viene spontaneo sentirsi come amici dei personaggi che diventano amanti.
Perché capiranno che l'Amore tutto può e su tutto vince, anche sulla ragione, sul tempo e sull'umanità. Innalza l'uomo e lo motiva ad eccellere, a risplendere di luce propria. E mentre i secondi passano, gli eventi si susseguono, la gloria può scemare o essere eclissata, si nasce, si muore, tutto muta in attimi sempre più brevi, l'Amore non segue ritmi di nessuna lancetta, non nasce e non muore, ma fa nascere e può far morire.
Nell'ultima scena, il bagliore splende sugli amanti rivolti l'un l'altra mentre si giurano il loro Amore, nonostante le sue pene.
Commedia brillante e lodevolmente reinterpretata in chiave moderna, senz'altro da vedere, perché mai come nei nostri tempi troppo spesso si colloca la realizzazione di sé stessi nel raggiungimento di obbiettivi come, per esempio, una promozione, una media alta, il successo, una vincita, l'approvazione generale, e si ignorano i sentimenti che, invece, non pretendono nulla, se non di lasciare che essi ci realizzino.

Claudia Chieruzzi
III LD
1° classificata categoria triennio

Confessioni di una mente criminale

Con la sua competenza decennale Marcello Cotugno dirige un entusiasmante Alfredo Angelici, nell'ormai affermato spettacolo teatrale Confessioni di una mente criminale, tratto dall'omonimo romanzo di Danilo Pennone. Nella Roma degli anni '70 un giovane criminale, Natalino detto "il sorcio", sconta sei anni di carcere per rapina a mano armata mentre, con inaudita ironia e imprevedibile audacia, ripercorre gli episodi della sua deplorabile vita. Una rappresentazione realistica della realtà storica che fu dominata dall'oppressione degli anni di piombo e dal terrore delle stragi, nell'epoca in cui la nuova criminalità autoctona e indipendente rivendicava il controllo delle periferie urbane, mentre il mito della Banda della Magliana istigava i più giovani alla violenza. Alle spalle dello sventurato protagonista vi è lo spettro di un'infanzia negata, combattuta fra il disinteresse di una madre assente, fuggita con un altro, e la follia di un padre dissennato, in carcere per averla uccisa. Una volta cresciuto, quel bambino disagiato diventa un criminale piuttosto infausto, a capo di una banda di periferia che, tra rapine poco riuscite e rapimenti male organizzati, non sembra riscuotere grande successo sulla scena criminale.
Appare evidente l'attenzione al dato psicologico nel ricostruire il preciso profilo psichico dei personaggi, in grado di conferire, tra carte da gioco e vino, attendibilità e realismo alla narrazione, incredibilmente verosimile. A compensare la presenza di una scenografia scarna, ma perfettamente in linea con lo spirito introspettivo della rappresentazione, vi è la capacità degli attori di spaziare in tempi e luoghi distinti, trascinando lo spettatore in travolgenti e incessanti spostamenti. Notevole punto di forza dello spettacolo è la componente musicale, a cura di Marco Turriziani, voce e chitarra e Danilo Pennone, chitarra e mandolino, accompagnato da Salvatore Zambataro, clarinetto e fisarmonica, che tramite la trascinante musica dal vivo enfatizza o attenua i ritmi talvolta frenetici talvolta melodici dell'interpretazione, che attraverso diretti rivolgimenti al pubblico e curiose gag tra gli attori sembra quasi ispirarsi alle tecniche del metateatro.
Lo spettatore, seppur consapevole di assistere alla confessione di un criminale, si muove insicuro fra la condanna ad un dichiarato colpevole e la compassione per un uomo che nonostante le scelte compiute conserva il miraggio di una vita diversa. Vita che avrebbe trascorso con l'amata Cecilia, lontano da crimini e processi, invecchiando con l'unica ragazza che gli fece mai desiderare di essere migliore. Ma il destino non concede spesso secondo opportunità, così nell'incredulità e commozione del pubblico, ha termine la narrazione di un dichiarato colpevole che, con ironia e ostinazione, ha osato svelare l'intima confessione di una sventurata mente criminale.

Aurora Pompei
4G
1°classificata categoria Triennio
(Non facendo parte delle classi che hanno partecipato alla visione mattutina dello spettacolo, ho scelto di assistere alla replica serale del 25.02.12)